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MOVIMENTAZIONE MANUALE PAZIENTI: RISCHIO E PATOLOGIE

Movimentazione manuale dei pazienti: come promuovere idonee valutazioni?

Cosa è possibile fare per spingere le aziende a migliorare la valutazione del rischio da movimentazione pazienti? Un intervento presenta le possibili azioni di vigilanza, di promozione e prevenzione di una Agenzia di Tutela della Salute.

I dati relativi alle malattie professionali, differentemente da quelli relativi agli infortuni, mostrano spesso, in questi ultimi anni, un sensibile trend in crescita nonostante la contrazione dei tassi di occupazione e la presenza di una grande parte di lavoratori che non sono tutelati a livello assicurativo.
Ad esempio nel 2017 le denunce di malattia professionale sono state circa 58mila con un aumento di circa il 25% rispetto al 2012 e il 65% delle denunce ha riguardato patologie del sistema osteomuscolare. E i dati non sono stati molto diversi nel 2018 con un aumento delle denunce (+ 2,5% rispetto al 2017) e un leggero incremento delle malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo. E anche il 2019, in attesa dei dati definitivi, appare in sensibile crescita rispetto al 2018.
In relazione a questi dati, con particolare riferimento alla grande quantità di patologie del sistema osteomusolare, i piani di prevenzione nazionali e alcuni piani di prevenzione regionali hanno cercato di attivare azioni per favorire l’emersione e il riconoscimento delle malattie professionali, per promuovere un approccio, verso il mondo del lavoro, di tipo proattivo e la diffusione di buone pratiche e percorsi virtuosi di autocontrollo.
Per conoscere i percorsi di vigilanza, promozione e supporto sviluppati nel mondo delle ATS in relazione ai rischi correlati alla movimentazione manuale dei pazienti (MPP), ci soffermiamo su un intervento al seminario “ Evoluzione del rischio da movimentazione pazienti dal 1999 al 2017: un nuovo dossier Ambiente e Lavoro” che si è tenuto a Milano il 15 febbraio 2019.

Le attività di vigilanza e prevenzione in materia di MMP
L’intervento “ La valutazione del rischio da movimentazione pazienti: parlano le ATS”, a cura della dott.ssa Monica Bresciani (Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria Ufficio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, ATS Bergamo), riporta innanzitutto alcune indicazioni sulle attività di vigilanza dell’ATS Bergamo.
Sono ricordate alcune iniziative di vigilanza in materia di movimentazione manuale dei pazienti in presenza di valutazione del rischio specifico – “acquisita per ragioni diverse (cluster di tecnopatie c/o una unica struttura, gestione di ricorsi avversi a giudizio del medico competente, esposti)” - non corretta o carente.
E si assiste ad una:
  • “persistenza di mancato riconoscimento di tecnopatia da parte di INAIL
  • nuova valutazione del rischio specifico non perfettamente corretta o coerente con la realtà organizzativa per cui veniva redatta (nella maggior parte dei casi)”.
Si riportano anche alcune iniziative proattive - in grado di prevenire situazioni, tendenze o problemi futuri - dell’ATS tra il 2012 e il 2015.
Ad esempio si segnala un’attività di ricerca attiva delle “malattie professionali nel settore sociosanitario”.
Riguardo ai risultati si indica che per il settore sociosanitario “nel solo biennio 2014/2015 sono state valutate circa 400 cartelle sanitarie e di rischio con emersione di circa 40 casi di tecnopatia o quadro meritevole di approfondimento (almeno 7)”. Tuttavia “non tutti i casi di tecnopatia segnalata all’istituto assicuratore (INAIL) sono stati riconosciuti professionali e, quindi, indennizzati. Diverse sono le motivazioni del mancato riconoscimento. Fra tutte prevalgono:
  • la rinuncia del lavoratore a proseguire nell’iter valutativo (timore di ripercussioni in ambito lavorativo??)
  • livelli espositivi dichiarati bassissimi, sino ad inficiare il nesso di causa”.
Altre iniziative:
  • Giugno 2016: “costituzione gruppo di lavoro in cui condividere le conoscenze su metodi e strumenti di valutazione validati (MAPO) per operatori ATS
  • Dicembre 2016-2017: attivazione della collaborazione con centro di Riferimento Regionale ‘Ergonomia Postura e Movimento’, presso il Policlinico di Milano
  • 2017: Piano mirato della prevenzione “La valutazione del rischio da movimentazione manuale dei pazienti nel settore socio-sanitario”.
Scheda di autovalutazione e guida al sopralluogo
La relazione si sofferma in particolare sul piano mirato di prevenzione (PMP) “La valutazione del rischio da movimentazione manuale dei pazienti nel settore socio-sanitario” ricordando, oltre alle attività correlate, obiettivi, modalità e strumenti:
  • Obiettivo: “promuovere una corretta valutazione del rischio e supportare la formulazione ed attuazione di piani di bonifica finalizzati al miglioramento e riduzione del rischio medesimo.
  • Modalità: attraverso la partecipazione attiva dei destinatari del PMP/AUDIT (AUDIT=significa ‘rivedere’, ‘controllare’. È il processo di verifica e revisione di un’attività o di un sistema, per valutarne l’efficienza, la conformità rispetto alle politiche e alle procedure stabilite e il raggiungimento degli obiettivi dichiarati.
  • Strumenti: scheda di autovalutazione e guida al sopralluogo”.
In particolare si indica che la scheda di autovalutazione elaborata si compone di tre sezioni principali:
  • “informazioni di carattere generale anagrafica aziendale; ripartizione delle risorse umane; assetto e struttura del sistema di prevenzione aziendale, comprensivo di una stima del tempo lavoro annuo; riunione periodica aziendale;
  • modalità di svolgimento della valutazione del rischio da Movimentazione Manuale Pazienti (MMP). A ciascuno degli aspetti valutati in questa sezione viene assegnato un punteggio secondo un score predefinito. Lo score è più elevato quanto più le modalità messe in atto in Azienda sono coerenti al metodo applicato o tendano all’optimum degli standard previsti.
  • la terza, permette al datore di lavoro di comprendere il grado di gestione del rischio e lo score finale rappresenta il livello di gestione dello specifico rischio”.
E lo score finale (verde-giallo-rosso) “consente all’Azienda di comprendere quanto la propria valutazione e gestione del rischio MMP sia coerente con la normativa e la metodologia di riferimento (situazione ideale= verde) oppure, quanto ancora deve essere ancora effettuato o migliorato (fasce gialla e/o rossa). La scheda, prevedendo la firma di tutte le figure di sistema aziendale per presa visione/condivisione, rende fattiva la collaborazione ed il confronto tra figure che, seppur con ruoli diversi, sono tutte coinvolte nella valutazione e gestione del rischio da MMP (RSPP, MCOMP, DDL)”.
La guida al sopralluogo si è, invece, prefissata l’obiettivo “di fornire agli operatori ATS uno strumento che li guidi durante gli Audit sia nel colloquio con i referenti di struttura sia nel sopralluogo così da facilitare l’omogeneizzazione dei comportamenti dei diversi operatori a livello territoriale, standardizzando sia la rilevazione dei dati sia la rielaborazione degli stessi. Anche in questo caso, i dati raccolti possono essere facilmente elaborati per una iniziale stima del rischio permettendo di:
  • effettuare un rapido confronto con quanto riportato nel DVR aziendale,
  • verificare la congruenza degli eventuali provvedimenti preventivi adottati dall’azienda e/o dichiarati, anche in ambito di ‘autovalutazione’”.
Cosa emerge dal piano mirato di prevenzione
Veniamo alle prime evidenze emerse dalle attività del piano mirato di prevenzione.
Dagli Audit effettuati – indica il relatore - è emersa “una diffusa tendenza alla sottostima del rischio, sia in ambito di valutazione dei rischi aziendale (stralcio del DVR da MMP) che in ambito di autovalutazione. Solo 1 scheda di autovalutazione presentava uno score giallo”.
Si sottolinea che il comune denominatore dei DVR da MMP analizzati “è stato la loro scarsa adeguatezza sia per quanto riguarda l’analisi del rischio sia per quanto riguarda la individuazione e programmazione degli interventi per la mitigazione e/o eliminazione dello stesso”.
Questi i più frequenti errori riscontrati in ambito di Audit:
  • “non corretta applicazione del metodo dichiarato (varianti MAPO)
  • non corretta attribuzione del valore agli OP (totali, tempo parziale, esposti a MMP)
  • interpretazione di ‘verifica di efficacia’ come questionario di apprendimento
  • non corretta compilazione delle tabelle ‘Analisi dei compiti di movimentazione pazienti abitualmente effettuati nei singoli turni’
  • non corretta attribuzione del valore al Fattore FS (soprattutto per adeguatezza)”.
E in conclusione la relazione segnala alcune attività realizzate nel 2018 e nel 2019 nella convinzione che un concreto e fattivo sistema di gestione della sicurezza e salute in azienda si realizzi quando “tutti gli operatori della prevenzione aziendale (DDL, RSPP/consulente, MCompetente, RLS, Preposti) e territoriale (ATS) parlano un linguaggio comune”.

Riferimento
“ La valutazione del rischio da movimentazione pazienti: parlano le ATS”, a cura della dott.ssa Monica Bresciani (Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria Ufficio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, ATS Bergamo), intervento al convegno “Evoluzione del rischio da movimentazione pazienti dal 1999 al 2017: un nuovo dossier Ambiente e Lavoro”.

Fonte: Puntosicuro

 
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